Assegno non trasferibile: cos’è e come funziona

Almeno una volta nella vita ci è capitato o ci capiterà di dover emettere un assegno non trasferibile. Un modo molto comune di pagare in contanti. Si definisce assegno non trasferibile quella tipologia di assegno sulla quale è apposta la clausola di non trasferibilità. Vediamo meglio di seguito cos’è un assegno non trasferibile e come funziona.

Cos’è un assegno non trasferibile

Partiamo col vedere cos’è un assegno non trasferibile, partendo proprio dal significato di assegno trasferibile. Quest’ultimo può essere girato dal destinatario ad altre persone, utilizzandolo così a sua volta come forma di pagamento. Il non trasferibile invece impedisce la girata dell’assegno e lo rende “nominativo”, consentendo così l’incasso al solo beneficiario. Quindi, da ciò si evince come la girata dell’assegno non trasferibile non potrà che essere effettuata solo dal destinatario del pagamento, il quale è indicato nel titolo stesso.

Bisogna però dire che sebbene si possa inserire la clausola di non trasferibilità anche per cifre modeste, è anche vero che superata una certa soglia la clausola che impone la non trasferibilità diventa praticamente obbligatoria. E quindi non più solo una mera scelta del mittente. Negli ultimi 10 anni la soglia di obbligatorietà di non trasferibilità degli assegni è stata gradualmente abbassata. Basti pensare che se nell’aprile 2008 era di 12500 euro, ora è arrivata a mille euro. Ciò ha avuto anche conseguenze burocratiche. Mentre prima il correntista presso una banca otteneva da essa un libretto di assegni liberi, pertanto la non trasferibilità veniva inserita manualmente quando serviva, ora al correntista viene consegnato un libretto di assegni non trasferibili, con la clausola quindi prestampata.

Qualora invece il correntista gradisca un libretto di assegni “liberi”, dovrà farne espressa richiesta, con l’aggiunta del pagamento di una imposta di bollo pari a 1,5 euro per ogni modulo di assegno. Imposta che va allo Stato, che la preleva tramite istituto di credito.

Cosa significa l’assegno trasferibile barrato

Potremmo però dover avere a che fare anche con un assegno non trasferibile barrato, o sbarrato. A contraddistinguerlo la presenza di due sbarre sulla sua facciata anteriore. Ma cosa indicano? L’obbligo, per la banca del soggetto che lo emette, di pagarlo ad un’altra banca o a un proprio cliente specifico. Questa modalità ormai non è frequente, e ha lo scopo di impedire al beneficiario del titolo di incassarlo se non ha un conto corrente. Può diventare trasferibile pure un assegno circolare.

Come funziona scadenza di un assegno non trasferibile

Trattandosi di soldi, la preoccupazione sorge spontanea: come funziona la scadenza di un assegno non trasferibile? Partiamo col dire che non è prevista una vera e propria scadenza per un assegno non trasferibile. In realtà, una scadenza ce l’ha ed è a breve termine, riguardante soprattutto la possibilità di rifarsi sul titolare nel caso in cui non vi siano i fondi necessari per la sua copertura. In virtù di ciò, l’assegno presenta un tempo di incasso pari a otto giorni qualora si tratti di immissione sulla stessa piazza della banca debitrice. Giorni che arrivano a quindici qualora l’immissione avvenga su altra piazza. Anche qualora si superi la data di scadenza espressamente indicata, l’assegno può essere comunque lo stesso incassato. Tuttavia, in caso manchino i fondi, il portatore del titolo non potrà rivalersi sul titolare.

Quali sanzioni sono previste per assegno non trasferibile

Conoscere come funziona un assegno non trasferibile, è necessario in quanto sono previste sanzioni alquanto salate. Infatti, basta dire che l’intermedio che si renda conto che manchi la clausola non trasferibile sullo strumento di pagamento scelto, ha l’obbligo di segnalare questo aspetto irregolare al Ministero dell’economia e delle finanze. Il quale, poi, potrà comminare una sanzione amministrativa che può andare in una forchetta dall’1% al 40%, partendo da un minimo importo di tremila euro. Bisogna poi rammentare che in caso di infrazione sono considerati responsabili sia il traente che il beneficiario dell’assegno. Nonché gli eventuali giranti che nel tempo ne hanno beneficiato.

Per quelle violazioni che non superano l’importo di 250 mila euro, la legge prevede un piccolo sconto sull’ammenda. Che sarà così pari al 2 per cento dell’importo espresso sull’assegno incriminato, qualora si paghi l’ammenda entro un periodo di tempo relativamente breve: sessanta giorni da quando la contestazione viene notificata.

Updated: 17 ottobre 2017 — 15:47

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